Tokio Hotel,
festa per 15mila a Capannelle

ROMA (7 luglio) - La giornata di ieri i Tokio Hotel l’hanno
trascorsa al lavoro, tra sound check, interviste televisive e
incontro con le vincitrici del concorso meet & greet. Roma
l’hanno vista poco, anche perché l’Hotel Bernini
di piazza Barberini, dove hanno affittato un intero piano, è
stato assediato da cinquecento fan alle cui grinfie era difficile
sfuggire. Alcune di loro, arrivate dalla Germania, hanno speso 280
euro per affittare una stanza, poi si sono lanciate
all’inseguimento dei quattro di Magdeburgo dal centro
cittadino fino alla periferia, destinazione Ippodromo delle
Capannelle, dove alle 21.30 il gruppo ha iniziato il live.
La scena è quella che si ripeteva negli anni’80 per i
Duran Duran: truppe di cloni con chiome bicolore, guanti e calze di
rete, borchie e piercing, polsini e poster giganti, che spingevano
contro i cancelli, scaricando l’adrenalina accumulata da
marzo, periodo in cui era previsto il concerto, saltato poi per
problemi di salute del cantante. Quindicimila minorenni in delirio,
centinaia hanno passato la notte fuori dall’Ippodromo, altre
sono arrivate nella capitale rimediando, attraverso i forum,
passaggi e alloggi. Una volta dentro, il prato si è diviso a
metà: genitori dietro, figli davanti, presto una numerosa
fazione ha invaso la tribuna destinata agli ospiti e alla stampa
(la sicurezza nulla ha potuto per fermarla) e il palco si è
trasformato in un cimitero di peluche e reggiseni.
I fuochi d’artificio hanno aperto la serata. I fratelli
Kaulitz hanno fatto il loro ingresso trionfale con occhiali neri su
Break away, Bill in maglia rossa, un paio d’ali stampate
sull’esile petto, giubbotto di pelle, criniera laccata e
corvina, Tom con dreadlocks infilati nel cappello e t-shirt bianca
lunga fino alle ginocchia. La scaletta è seguita con Final
day, 1000 Oceans, Live every second, Love is dead, la prima canzone
in tedesco Wir Sterben Niemals aus (gira addirittura una petizione
per far cantare i brani in lingua originale e non in inglese) e
Scream. Su Black sono spuntati un megafono e alte fiamme, mentre un
contributo filmato che ritrae la band in sala prove ha anticipato
On the edge, eseguita da Bill seduto su un ponte di ferro. Ready
set go ha dato una sferzata di energia, su Reden il cantante ha
schiarito il primo Grazie in italiano e con la lusinga alla folla:
“Per me sarete sempre sacri” si è cimentato in
Sacred, spruzzando acqua sul pubblico sfinito.
Dopo Geh è stato il momento di Don’t jump, urlata
all’unanimità, le mani si sono alzate su Raise your
hands, il tripudio è prevedibilmente avvenuto sul
pluripremiato Monsoon (rispetto al disco semplificata negli
arrangiamenti, come altri brani), quando la lingua del palco si
è allungata in mezzo alla gente e i quattro hanno sfilato in
passerella.
Sul primo bis con In die nacht e Rescue me il set è
diventato acustico, sul secondo con la ballata Forgotten children e
By your side, sono piovuti coriandoli laminati e giochi
pirotecnici. Poi il rito feticista di lanciare gli asciugamani e
tutti a nanna, Tokio Hotel compresi.
C’è trucco ma non c’è inganno: per quanto
paghino debito a Nirvana e Metallica, siano merce pop contraffatta
di rock, i Tokio Hotel suonano, sudano, hanno presenza scenica. Per
ora tornano in tour bus, a giocare alla play station e ping pong, a
fare incetta di waffles e dvd, alla volta di Modena, dove
suoneranno l’11 luglio.
Source
http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=27280&sez=HOME_SPETTACOLO#




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